Le liberalizzazioni

Studi e ricerche necessari


È evidente la necessità di supportare le motivazioni con un adeguato lavoro di ricerca e analisi. In generale non è sufficiente un analisi generale a tavolino, ma è necessaria, nella maggior parte dei casi, una rilevazione di dati sul campo, o quanto meno, se si opera in sede progettuale e non su situazioni già esistenti, lo studio analitico di problematiche e situazioni analoghe.

Un altro elemento importante è l’aggiornamento dei dati, in quanto va stabilita una correlazione tra la situazione attuale  e i fenomeni che si vogliono analizzare. Questo non solo perché dati “vecchi” generalmente non possono descrivere accuratamente la situazione corrente, ma perché i criteri di valutazione e di interpretazione dei dati, specialmente per quanto riguarda i rapporti di causa ed effetto, possono variare nel tempo, e perché la disponibilità di soluzioni alternative alla fissazione di divieti per risolvere determinati problemi, è soggetta ad evoluzione del tempo, e nuove tecnologie possono rendere rapidamente obsolete le vecchie soluzioni.

Salvo che per argomenti estremamente “tecnici” come gli impatti viabilistici o acustici, non esistono metodologie di ricerca, e tanto più di misurazione, generalmente accettati per tutti i tipi di valutazione che possono essere necessarie, specialmente per quelle aventi un contenuto di natura sociale (vivibilità dei luoghi, qualità della vita, ecc.) per cui è necessario un impegno “creativo” non indifferente, che rende la stesura di strumenti di programmazione un “mestiere” molto più complesso di quanto non fosse prima della Bolkestein.

In molti casi, oltretutto, l’apertura di nuove attività può avere effetti variegati su diversi fenomeni, e studiarli singolarmente a prescindere gli uni dagli altri rischia di condurre a soluzioni approssimative e fuorvianti.

La soluzione ottimale sarebbe quindi di effettuare indagini ad ampio spettro, non finalizzate ad un singolo tipo di problema o di attività. Dato che la ricerca costa, sarebbe quindi opportuno effettuare indagini quanto più estensive ed articolate possibili in sede di redazione degli strumenti urbanistici generali, integrando poi tali analisi con studi integrativi specifici in funzione degli strumenti di regolamentazione di settore (es.: pubblici esercizi, medie strutture di vendita, ecc.).

A titolo puramente esemplificativo, e senza pretese di esaustività, riportiamo qui delle indicazioni sulle fonti di informazione utilizzabili per valutare le opportunità e modalità di pianificazione e regolamentazione.

 

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE:

 

Inquinamento acustico: eccesso di rumorosità delle aree interessate dalla presenza di un elevato numero di attività che fungono da attrattori di persone e traffico ed arrecano disturbo alla quiete pubblica ed alla vivibilità dei luoghi da parte dei residenti.

Strumenti :

Inquinamento atmosferico: congestione del traffico legato a particolari tipologie di attività o al numero elevato di attività in determinate aree. Le emissioni in atmosfera dannose possono anche derivare direttamente dall’esercizio dell’attività (tipicamente fumi e vapori provenienti dalle cucine o dai locali di trasformazione / preparazione del cibo).

Strumenti :

 

Inquinamento “ambientale”: sporcizia e rifiuti lasciati nelle aree limitrofe agli esercizi.

Strumenti :

osservazione documentata del fenomeno

Segnalazioni dei residenti/ esposti/ denunce

Provvedimenti già adottati/sanzioni o multe comminate.

Rapporti/Interventi delle Asl

 

SOSTENIBILITÀ SOCIALE

 

 

Strumenti :

 

VIABILITÀ

Problemi di traffico,Carenza di parcheggi

Strumenti :

 

TUTELA E SALVAGUARDIA DELLE ZONE DI PREGIO ARTISTICO, STORICO, ARCHITETTONICO E AMBIENTALE

Esistenza di manufatti di pregio da tutelare, presenza di beni ambientali, beni archeologici, beni architettonici e beni storico-artistici.

Strumenti :

 

CHE FARE?

 

Il verificarsi anche solo di alcuni di questi fenomeni sul territorio comunale, è il segnale che dimostra la necessità di un intervento da parte degli amministratori. Intervento che può essere di natura puntuale (in risposta a casi risolvibili con strumenti ad hoc in quanto eventi episodici e non ricorsivi) oppure di natura programmatoria, e quindi comportare l’adozione di criteri volti alla tutela delle aree ove il fenomeno si è manifestato.

Allora la necessità di individuare un criterio di programmazione diviene oggettiva e la costruzione dello stesso non può prescindere dall’aver valutato che non vi sono altre misure o interventi che possano diversamente risolvere la problematica manifestatasi.

Può non essere necessario introdurre una regolamentazione che parte dall’assoggettamento dell’apertura delle attività ad autorizzazione, ma mantenendo comunque un regime di liberalizzazione è possibile introdurre “a monte” la richiesta di garanzie oggettive – requisiti - che un attività o possiede, e quindi possono essere autocertificati, o non possiede, e pertanto non ha titolo per essere attivata.

Un esempio banale è l’introduzione di uno specifico requisito urbanistico nello strumento regolatore (tipicamente l’individuazione di una specifica destinazione d’uso), che a monte risolve la problematica delle nuove aperture in aree ove le stesse potrebbero aggravare situazioni già rilevate di disagio sociale ed ambientale, oppure prevenirle.

Quando invece non si possono individuare misure di mitigazione o risoluzione delle problematiche rilevate, ma l’unica via è quella della programmazione, e quindi dell’introduzione di un regime autorizzatorio per l’avvio o il trasferimento di una determinata attività, allora diviene necessario individuare dei criteri.

Tali criteri devono consentire la tutela delle zone “sensibili”, da un lato garantendo l’interesse della collettività inteso sia come fruizione di un servizio adeguato sia come diritto alla vivibilità dei luoghi ed alla normale mobilità, e dall’altro garantendo comunque la libertà “economica” all’esercizio di impresa, non basandosi in alcun modo su “verifiche di natura economica o sulla prova dell’esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una domanda di mercato, quali entità delle vendite di alimenti e bevande e la presenza di altri esercizi di somministrazione”.

 

 

 


 

 

 

Liberalizzazioni

 

Liberalizzazioni o programmazione?

In medio stat virtus


Pianificazione e stili di amministrazione

Obbligo di motivazione dei provvedimenti


Valori che possono giustificare l'introduzione

di limiti alla libera concorrenza


Principali norme in materia

di liberalizzazione


 

 

 

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